Tutti i benefici cardio-metabolici delle diete plant-based

Per diete a base vegetale si intendono quelle diete caratterizzate da una riduzione o eliminazione del consumo di prodotti animali. Si basano in genere sul consumo di cereali, legumi, verdure, frutta e frutta secca. Sono divise pricipalmente in due gruppi: 

le diete vegane che contengono solo alimenti di origine vegetale

le diete latto-ovo-vegetariane (o comunemente vegetariane) che contengono anche latticini e/o prodotti a base di uova 

Le malattie cardio-metaboliche, vale a dire cardiopatia ischemica, ictus, obesità e diabete di tipo 2, rappresentano nei paesi occidentali un notevole impegno sanitario ed economico. Secondo una recente analisi, alcuni fattori dietetici, tra cui elevate assunzioni di sodio, prodotti a base di carne trasformata e basse assunzioni di frutta e verdura, sono associati al 45,5% dei decessi cardio-metabolici negli Stati Uniti. Le diete a base vegetale sono invece associate alla riduzione della mortalità per tutte le cause e la riduzione del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattia coronarica.

Questa review pubblicata su Nutrients nel 2017 riassume i risultati più recenti in merito agli effetti delle diete a base vegetale sul rischio di malattie cardio-metaboliche.

Malattie cardiovascolari

Le diete a base vegetale sono generalmente associate ad un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, mentre una dieta vegetariana a basso contenuto di grassi è l’unico modello dietetico che ha dimostrato di ridurre la placca ateromasica negli studi clinici, se combinata con esercizio fisico e gestione dello stress.

In una revisione sistematica e una meta-analisi di 8 studi prospettici tra avventisti del settimo giorno (gruppo religioso cristiano che pratica il vegetarianesimo come stile di vita), le diete vegetariane sono state associate ad una riduzione del 40% del rischio di eventi coronarici e ad una riduzione del 29% degli eventi di malattia vascolare cerebrale, rispetto ai non vegetariani. Nello studio EPIC (European Prospective Investigation in Cancer and Nutrition) i vegetariani avevano un rischio inferiore del 32% di sviluppare malattie coronariche, rispetto ai non vegetariani.

Una recente revisione sistematica e meta-analisi di 86 studi prospettici trasversali e di 10 studi di coorte riportano un significativo effetto protettivo delle diete vegetariane verso l’incidenza e/o la mortalità per cardiopatia ischemica. La riduzione del rischio osservata rispetto ai modelli dietetici non vegetariani è stata del 25%.

Prove forti e coerenti derivate da studi clinici randomizzati e studi osservazionali supportano gli effetti benefici delle diete a base vegetale verso le malattie cardiovascolari.

Peso corporeo e sindrome metabolica

Le diete a base vegetale sembrano dimezzare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica riducendo circonferenza vita, trigliceridi plasmatici, colesterolo LDL, glicemia e pressione sanguigna.

I vegetariani presentano generalmente valori di BMI (indice di massa corporea) più bassi rispetto ai non vegetariani, e tendono ad aumentare con l’aumentare della frequenza del consumo di prodotti di origine animale. Nell’Adventist Health Study-2, i valori di BMI erano minori tra i vegani (23,6), più alti nei latto-ovo-vegetariani (25,7) e ancora maggiori nei non vegetariani (28,8). Recenti studi clinici confermano questi dati.

In una meta-analisi di studi randomizzati le diete a base vegetale portano ad una riduzione media del peso di 2,0 kg con un effetto più pronunciato per le diete vegane (-2,52 kg) rispetto a quelle latto-ovo-vegetariane (-1,48 kg). Analogamente, una meta-analisi di 15 studi clinici condotti con diete vegetariane o vegane ha mostrato una perdita media di peso corporeo pari a 4,6 kg tra i partecipanti che hanno portato a termine lo studio. 

Due recenti meta-analisi di studi clinici randomizzati hanno mostrato un beneficio delle diete a base vegetale per il peso corporeo. Ciò è supportato dagli studi osservazionali.

Controllo glicemico

In numerosi studi clinici le diete vegetariane risultano essere quasi due volte più efficaci rispetto alle diete convenzionali non solo nella prevenzione ma anche nel trattamento del diabete di tipo 2 indipendentemente dall’esercizio fisico praticato. Ciò avviene grazie ad una riduzione del peso corporeo, e  dei lipidi sanguigni, oltre che ad un miglior controllo glicemico derivato da una miglior sensibilità all’insulina, la quale riduce il rischio di complicanze microvascolari.

In uno studio di intervento a lungo termine, gli effetti positivi di una dieta vegetariana  sono stati parzialmente preservati anche un anno dopo la fine dell’intervento.

Le meta-analisi di  studi osservazionali basate su diete vegetali mostrano una riduzione significativa dei rischi di infarto miocardico fatale e non fatale (15%) e malattie cardiovascolari (11-15%) con riduzioni dell’emoglobina glicata di circa 1 punto, indicando un’associazione positiva tra scarso controllo del glucosio e rischio di malattie cardiovascolari.

Un potenziale meccanismo responsabile del miglioramento del controllo glicemico è la migliore risposta ormonale gastrointestinale. Gli ormoni gastrointestinali, in particolare le incretine, svolgono un ruolo importante nell’aumento postprandiale dell’insulina plasmatica. Nei pazienti con diabete di tipo 2, l’effetto dell’incretina è diminuito e sembra essere influenzato dalla composizione della dieta. Il consumo di carne trasformata, ad esempio, porta a un rilascio alterato degli ormoni gastrointestinali, comprese le incretine sia a digiuno che dopo un pasto rispetto a un pasto vegano isocalorico. Questi risultati suggeriscono che le diete vegetariane possono essere utili per il miglioramento del rilascio di ormoni gastrointestinali nei pazienti con diabete di tipo 2.

Sebbene il numero di studi su questo argomento sia limitato, la concordanza dei risultati tra gli studi è convincente.

Pressione sanguigna

Nei pazienti ipertesi, un elevato apporto proteico, soprattutto di carni processate, aumenta la pressione sanguigna, mentre un elevato apporto di potassio la diminuisce.  Le diete vegetariane in genere contengono più fibre e potassio ma minori grassi, rispetto alle diete onnivore. Agire già durante l’infanzia può risultare rilevante al fine di prevenire l’ipertensione in età adulta.

Una meta-analisi di 7 studi randomizzati controllati e 32 studi osservazionali mostra che le diete vegetariane abbassano la pressione sanguigna (sia sistolica che diastolica), rispetto alle diete onnivore indipendente dal sovrappeso, dai livelli di esercizio e dall’assunzione di sale. Negli studi osservazionali, le diete vegetariane sono state associate ad una riduzione della pressione sanguigna media di 6,9 mm Hg per la sistolica e 4,7 mm Hg per la distolica. Gli studi controllati randomizzati confermano il dato con una riduzione di 4,8 e 2,2 mm Hg.

Dati i risultati coerenti tra gli studi, l’evidenza è forte.

Lipidi plasmatici

L’associazione tra ipercolesterolemia e malattie cardiovascolari è chiara. I dati provenienti da studi clinici indicano che per ogni riduzione dell’1% del colesterolo LDL il rischio di un grave evento cardiaco, inclusi infarto e ictus, è ridotto di circa l’1%. Poiché i cambiamenti nello stile di vita (in particolare dieta ed esercizio fisico) possono abbassare i livelli di LDL del 30-40% , ridurre il colesterolo LDL può svolgere un ruolo significativo nella prevenzione delle malattie e nel trattamento delle malattie cardiovascolari.

I grassi saturi aumentano le concentrazioni plasmatiche di colesterolo LDL. Secondo un rapporto pubblicato dall’American Heart Association, sostituire nella dieta i grassi saturi con olio vegetale polinsaturo può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari di circa il 30%, producendo un effetto simile a quello delle statine.

Il rapporto tra colesterolo alimentare (presente solo in prodotti di origine animale tra cui carne, latticini e uova) e colesterolo plasmatico LDL è meno chiaro rispetto a quello legato ai grassi saturi. Tuttavia, secondo una meta-analisi di studi randomizzati e controllati pubblicata dall’American Heart Association, una dieta priva di carne può portare a una significativa riduzione del colesterolo totale e LDL, che corrisponde ad un rischio ridotto di circa il 10% di sviluppare malattie cardiache.

Numerosi studi sono concordi nel confermare che i modelli dietetici vegetariani, e soprattutto vegani, migliorano i lipidi plasmatici  sia a digiuno che in fase postprandiale rispetto alle diete terapeutiche convenzionali, con effetti simili a quelli osservati nella terapia con statine. Questi modelli dietetici, se combinati con un moderato esercizio fisico, l’abbandono del fumo e la gestione dello stress, possono avere un effetto sinergico nella riduzione dei lipidi nel sangue.

I risultati degli studi interventistici sono conformi a quelli degli studi osservazionali e le prove di un miglioramento dei profili lipidici nel sangue in risposta alle diete a base vegetale sono forti.

Aggregazione piastrinica

Vari studi in letteratura indicano che l’insulino-resistenza aumenta l’adesione, l’attivazione e l’aggregazione piastrinica favorendo l’insorgenza di ictus ischemico. Sia l’aggregazione piastrinica che l’insulino-resistenza sono influenzate dalle scelte dietetiche.

Gli alimenti vegetali a basso indice glicemico come cereali integrali, verdure, noci, legumi, aglio, zenzero, cipolla, succo d’uva rossa, pomodori, bacche e cioccolato fondente, sono particolarmente efficaci nel ridurre l’aggregazione piastrinica e l’insulino resistenza, ma a causa della scarsità di studi le prove di questi effetti benefici risultano essere limitate.

Potenziali meccanismi responsabili dei benefici CARDIO-METABOLICI associati alle diete a base vegetale

Le diete a base vegetale esercitano benefici cardio-metabolici attraverso diversi meccanismi indipendenti qui schematizzati.

• Minor apporto calorico e aumento dell’assunzione di fibre: la riduzione dell’apporto energetico è dovuta alla minore densità calorica degli alimenti vegetali ricchi di fibra. La fibra genera infatti volume alimentare senza aggiungere calorie, inducendo quindi sazietà e perdita di peso.

• Riduzione dell’assunzione di grassi saturi e colesterolo, maggiore assunzione di acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi: La mancata assunzione di grassi saturi e colesterolo a favore di grassi polinsaturi e monoinsaturi riduce il rischio cardio-metabolico, indipendentemente dalle variazioni del peso corporeo.

• Maggiore escrezione di colesterolo: la fibra solubile si lega agli acidi biliari nell’intestino tenue aumentando l’escrezione del sali biliari riducendo di conseguenza colesterolo, lipidi e glicemia nel sangue.

• Aumento dell’assunzione di antiossidanti e micronutrienti: l’elevata assunzione di antiossidanti e micronutrienti derivati dai cibi vegetali rappresenta un altro potenziale meccanismo benefico cardio-metabolico inducendo una migliore funzione endoteliale nei vasi.

• Maggior assunzione di proteine ​​e steroli vegetali: i prodotti vegetali ricchi di proteine riducono le concentrazioni di lipidi nel sangue, il rischio di obesità, le malattie cardiovascolari e possono avere effetti antinfiammatori. Gli steroli vegetali, avendo una struttura simile a quella del colesterolo, competono con quest’ultimo per l’assorbimento intestinale diminuendone i livelli plasmatici.

Carenze nutrizionali

Alcuni nutrienti come proteine, grassi saturi, zinco, vitamina D e vitamina B 12 possono risultare meno abbondanti nelle diete a base vegetale.

La vitamina B 12 merita un’attenzione speciale in quanto presente esclusivamente nei prodotti di origine animale, ed è per questo motivo che è sempre consigliato assumere prodotti fortificati o integratori di vitamina B12 se si segue una dieta a base vegetale.

Conclusioni

Le diete a base vegetale correttamente pianificate aiutano la perdita di peso, migliorano il controllo glicemico e forniscono benefici cardio-metabolici come l’inversione dell’aterosclerosi, la riduzione dei lipidi plasmatici e della pressione sanguigna. Questi benefici sembrano essere maggiori seguendo diete vegane rispetto a diete vegetariane.

Le diete a base vegetale rappresentano un mezzo efficace per la prevenzione e il trattamento delle malattie cardio-metaboliche.


Fonte: “Cardio-Metabolic Benefits of Plant-Based Diets”. Nutrients (2017)