Dieta vegetariana? Un nuovo (e rischioso) motivo per non trascurare la vitamina B12

Le malattie cardiache sono la principale causa di mortalità in tutto il mondo. Le diete vegetariane migliorano molti fattori di rischio per le malattie cardiache, tra cui la pressione sistolica e diastolica, il profilo lipidico e la concentrazione di glucosio plasmatico. Di conseguenza, i vegetariani presentano una minor prevalenza di iperlipidemia, iperglicemia e ipertensione rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani sono solitamente meno sovrappeso o obesi, fumano meno, bevono meno alcool e mangiano più frutta e verdura rispetto ai non-vegetariani. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che le diete vegetariane migliorano i marcatori dell’infiammazione come la proteina C-reattiva, riducono lo stress ossidativo e proteggono dalla formazione della placca ateromasica. Tali benefici sono maggiormente presenti nei vegani, che dovrebbero quindi presentare il minor rischio di salute cardiocircolatoria.

Nonostante ciò, alcuni studi di coorte hanno riportato tassi di mortalità maggiori derivati da malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari tra i vegetariani e i vegani rispetto ai non-vegetariani.

OMOCISTEINA E MALATTIE CARDIACHE

Già nel 1969 McClully associò la carenza di vitamina B12 ad un maggior rischio di aterogenesi derivato da un eccesso di omocisteina (Hcy) nel sangue, e numerose pubblicazioni successive hanno confermato questa ipotesi.

Jacobsen ha stimato che una concentrazione di Hcy di 10-15 μmol / L sia un fattore di rischio cardiovascolare sostanziale e che questo rischio debba essere considerato dose-risposta (maggiore è la concentrazione, maggiore è il rischio). La conclusione di Jacobson è coerente con i risultati dello studio Framingham, in cui è stato associato un maggior rischio di stenosi carotidea a concentrazioni di Hcy di 9,1-11,3 μmol / L tra gli uomini e 11,4-14,3 μmol / L tra le donne. Ulteriori metanalisi suggeriscono che per ogni aumento di 5 μmol / L di Hcy plasmatica, vi è un corrispondente aumento del 20% nel rischio di malattia coronarica che è indipendente dai tradizionali fattori di rischio di malattia cardiaca.

cos’è l’omocisteina?

L’omocisteina è un amminoacido solforato che viene metabolizzato a partire dalla metionina (amminoacido essenziale). Il metabolismo dell’omocisteina può seguire due vie distinte:

• la rimetilazione in metionina da parte degli enzimi metionina sintetasi e metilen-tetraidrofolato reduttasi (processo mediato da vitamina B12 e folati)

• la trans-solforazione in cistationina e successivamente cisteina grazie all’ enzima cistationina beta-sintasi (processo mediato dalla vitamina B6).

Di conseguenza,  una persona con bassi livelli di folati, vitamina B12 o vitamina B6 potrebbe sviluppare una condizione di iperomocisteinemia.

Omocisteina e aterogenesi

L’iperomocisteinemia è normalmente definita come concentrazione di omocisteina plasmatica di almeno 11,4 μmol / L per gli uomini e 10,4 μmol / L per le donne.

Diversi studi hanno documentato i meccanismi che legano l’iperomocisteinemia all’aterogenesi, tra questi l’autossidazione dell’omocisteina che porta alla sintesi di composti associati a processi aterogeni (come la formazione dei radicali liberi perossido di idrogeno, anione superossido e idrossile) i quali sono implicati nell’aterogenesi attraverso l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità, la rigidità arteriosa, l’infiammazione endoteliale e la formazione di cellule schiumose.  L’iperomocisteinemia cronica riduce inoltre l’attività della superossido dismutasi, un enzima fondamentale nella dismutazione dei radicali liberi.  Elevate concentrazioni di Hcy sieriche determinano anche la soppressione della sintesi di ossido nitrico derivata dall’endotelio che svolge un ruolo cruciale nella prevenzione di malattie cardiovascolari stimolando la vasodilatazione.

Il legame tra iperomocisteinemia e malattie cardiovascolari è supportato da sei delle sette recenti meta-analisi.

Prevalenza dell’iperomocisteinemia tra i vegetariani

Quasi senza eccezioni, gli studi che hanno confrontato le concentrazioni di Hcy tra vegetariani e non-vegetariani riportano una concentrazione media di Hcy sierica più elevata tra i primi, con la più alta concentrazione nei vegani. In letteratura, i risultati scientifici suggeriscono che:

1 – I vegetariani hanno una concentrazione di Hcy più alta rispetto ai non-vegetariani

2 – La prevalenza di iperomocisteinemia nei vegetariani è superiore a quella nei non-vegetariani

3 – La prevalenza di iperomocisteinemia ne vegetariani potrebbe essere superiore a quella nei non-vegetariani con malattia cardiaca già diagnosticata.

I livelli di omocisteina nei vegetariani dipendono principalmente dalla vitamina B12

Come detto in precedenza, i livelli plasmatici di omocisteina vengono regolati nei due processi metabolici (rimetilazione e trans-solforazione) rispettivamente mediati da vitamina B12, folati e vitamina B6. Ma da quale di queste vitamine dipendono principalmente i livelli di omocisteina nei vegetariani?

Negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi, in seguito a studi che hanno documentato l’efficacia dell’acido folico nella prevenzione dei difetti del tubo neurale, alcuni cereali e altri prodotti sono stati fortificati con questa vitamina. Questa misura di sanità pubblica è stata associata ad una riduzione della concentrazione di Hcy plasmatica  grazie da una maggiore assunzione di folati.

Green e Miller, in uno studio con 1096 partecipanti di età ≥ 60 anni, hanno dimostrato che il 50.8% di quelli che presentavano iperomocisteinemia presentavano deficit di vitamina B12. Al contrario, solo l’1.1% erano deficitari di folati. Ulteriori studi hanno preso in analisi l’iperomocisteinemia in vegetariani e vegani e il deficit di vitamine B12, B9 e B6; confermando che nel periodo post-fortificazione la vitamina B12 è la causa predominante di iperomocisteinemia.

I risultati riportati da Kwok et al. hanno mostrato che un supplemento di vitamina B12 pari a 500 μg / giorno per 12 settimane utilizzato da vegetariani asintomatici ha aumentato in modo statisticamente significativo i livelli di vitamina  B12 plasmatici, ridotto l’omocisteina ma anche migliorato la dilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale e lo spessore dell’intima-media della carotide.

Il deficit di vitamina B12 sembra quindi spiegare l’iperomocisteinemia tra i vegetariani.

Vitamina B12, MCv, RDW E salute cardiocircolatoria

Quasi universalmente, i risultati della ricerca mostrano scarsi livelli di vitamina B12 tra i vegetariani, e di base questo dovrebbe essere considerato un campanello d’allarme per la salute della persona in quanto, oltre a produrre elevati livelli di omocisteina plasmatica, la carenza di vitamina B12 può aumentare il rischio di problemi cardiocircolatori aumentando i valori di volume corpuscolare medio (MCV) e di ampiezza di distribuzione eritrocitaria (RDW), due noti fattori di rischio cardiovascolari.

CONCLUSIONI

Sebbene i vegetariani abbiano un miglior profilo metabolico (ipertensione, iperlipidemia, iperglicemia) legato allo sviluppo di malattie cardiache , i risultati mostrano solo una modesta diminuzione della prevalenza di queste malattie. La vitamina B12 è contenuta solo in alimenti di origine animale, di conseguenza vegetariani e vegani, ne risultano carenti. Bassi livelli di vitamina B12 nel sangue aumentano il volume dei globuli rossi e i livelli di omocisteina, annullando i benefici della dieta vegetariana verso le malattie cardiovascolari.

I vegetariani (soprattutto i vegani) dovrebbero assumere supplementi di vitamina B12 in modo da non esporsi a rischi cardiovascolari. 


Fonte: “Is vitamin B12 deficiency a risk factor for cardiovascular disease in vegetarians?”. American Journal of Preventive Medicine (2015)